"Dire che il patriarcato può influenzare anche le donne NON significa dire che una donna violenta, manipolatrice o perfida non sia responsabile delle proprie azioni. Una donna può essere pienamente responsabile di quello che fa. Nessuno sta sostenendo il contrario.
Ma da qui a concludere che, siccome esistono donne che possono sfruttare determinati meccanismi patriarcali a proprio vantaggio, allora il patriarcato non esiste o non influenza le donne, ce ne passa.
Se una donna riesce a sfruttare uno stereotipo patriarcale, non significa che lo stereotipo non esista. Significa che quello stereotipo può essere utilizzato anche strumentalmente.
La maggior parte delle donne il patriarcato lo subiscono realmente, e sono la maggioranza.
Le poche donne che possono trarre vantaggio da una struttura non rappresentano automaticamente la condizione della maggioranza delle donne che da quella stessa struttura vengono penalizzate.
Perché questo è un altro tranello del patriarcato: donne messe nella condizione di contrapporsi tra loro, mentre la struttura di potere rimane sullo sfondo.
È un po' come la guerra tra i poveri: alcuni finiscono per combattersi tra loro, mentre chi sta più in alto può continuare a beneficiare di quella divisione.
Sarebbe come dire che, siccome alcune persone appartenenti a un gruppo svantaggiato riescono in determinate circostanze a ottenere un vantaggio individuale, allora quello svantaggio strutturale non esiste più.
E soprattutto: riconoscere l'influenza di una struttura sociale non significa togliere autonomia e responsabilità all'individuo.
Una donna può essere contemporaneamente agente delle proprie azioni e influenzata dalla società in cui vive.
Quindi sì: se una donna picchia il compagno, perseguita l'ex o compie un atto terribile, va considerata responsabile delle proprie azioni. Ma questo non dimostra che le strutture di genere siano irrilevanti.
E soprattutto bisogna vedere il contesto in cui si sviluppa questa violenza. Ci sono tantissime donne che si difendono dalla violenza maschile e questo è un altro elemento che non può essere cancellato dal fatto che esistano anche donne violente.
E se quella stessa donna riesce a proteggersi sfruttando l'idea che “una donna non può essere veramente pericolosa”, allora quello stereotipo di genere è proprio parte del meccanismo che le ha permesso di farlo.
Da qui il patriarcato fa male alle donne, ma anche agli uomini.
Il punto, quindi è;
responsabilità individuale e condizionamento strutturale possono esistere contemporaneamente.
Poi ci sono anche le donne che sfruttano consapevolmente il fatto che sanno chi ha il potere e che stanno affianco agli uomini proprio perché hanno capito chi comanda e continuano a sfruttare questo per mettersi anche contro le altre donne. Ed è questo il senso in cui si parla di “ancelle”. Non è un termine che considero di per sé offensivo. È la condizione di chi ragiona più o meno così: “Vivo in una società in cui il potere è maschile e, se non mi faccio amica questa parte del potere, non faccio nulla, e non sono nulla.”
Anche questo dimostra che una struttura di potere può essere mantenuta e sfruttata anche da persone che, nel complesso, ne subiscono gli effetti.
Noi donne vuoi o no viviamo tutte dentro la rete. Siamo incastrate e non è facile neanche vederle queste prigioni.
La violenza degli uomini sulle donne, è anche individuale, ma è di base sistemica e strutturale, possessione e potere sulle donne, e questo non si può nè mistificare nè negare. Esiste una struttura patriarcale ancora ben radicata che contribuisce a normalizzare, favorire o rendere difficile contrastare determinati comportamenti.
Noi stiamo dalla parte delle oppresse.
Il patriarcato esiste è vivo e vegeto, ed è talmente integrato che non si vede più.
Ma fortunatamente c'è chi lo vede.
E queste persone che lo vedono sono la nostra speranza.
Un altro esempio che vi vogliamo portare sono OnlyFans , escort e la prostituzione. Perché vediamo due o tre prostitute, due o tre escort che lavorano su OnlyFans, che cantano la loro scelta, che sono felici e che dicono: “Ehi, l'ho scelto, sono felice ”, e allora dovremmo concludere che, dietro non ci sia un mercato di sfruttamento immenso delle donne?
Noi ci fidiamo di queste narrazioni, di queste donne che non solo hanno interiorizzato il patriarcato, ma che spesso possono trovarsi dentro condizioni economiche e sociali in cui le possibilità di scelta sono tutt'altro che libere.
Alcune possono avere il potere, i soldi e la visibilità per dire che le cose vanno bene, che è tutto OK, che lo fanno per scelta e che è bellissimo, ed è dimostrato che non è cosi e che queste fanno parte delle poche che il patriarcato tiene in alto per non mostrare la cruda realtà di sfruttamento che si cela dietro questa mafia patriarcale.
Vogliamo negare anche questo solo perché ci sono alcune donne che ne cantano le lodi?
Il fatto che alcune donne dicano di essere felici e di aver scelto liberamente quella condizione non cancella le condizioni di sfruttamento che esistono nello stesso sistema.
E se queste donne tradiscono le altre donne, chi è la causa?
Non è forse il potere?
E nelle mani di chi è il potere?
Non lo dobbiamo chiamare patriarcato per paura di offendere gli uomini?
Le donne devono affrontare un percorso di consapevolezza che non è evidente.
Prima dell'autonomia c'è la consapevolezza.
Le nostre esperienze personali ci influenzano tantissimo, e spesso non ci permettono di analizzare la realtà per quella che è."
Da FB
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